Un piccolo ricordo per una grande persona

Quando ero bambina e in TV appariva Massimo Troisi, tutto si fermava e l’orecchio si poneva in ascolto della sua parlata, del suo accento, delle sue battute sagaci e pungenti, un po’ ironiche ma sempre divertenti e vere.

Fare una recensione ad un suo film non è abbastanza, bisognerebbe farne una per tutti: in questi giorni cade l’anniversario della sua morte, tutti lo ricordiamo, tutti rimpiangiamo la sua morte e magari un po’ tutti ci chiediamo, come ha fatto Carlo Verdone durate la trasmissione dedicata a Massimo stasera, chissà che tipo di artista sarebbe diventato nel corso degli anni e chissà quali meraviglie artistiche ci avrebbe regalato.

Massimo Troisi nasce a teatro, definito cabaret, con La Smorfia, assieme a Lello Arena ed Enzo Decaro.

Poi cominciò a dedicarsi al cinema con Ricomincio da tre, pellicola nella quale debuttò sia come attore che come sceneggiatore e regista, con il quale ottenne due Nastri d’argento per il miglior regista esordiente e per il miglior soggetto e due David di Donatello per il miglior film e per il miglior attore.

Poi successivamente girò Scusate il ritardo, nel quale il protagonista è simile nel carattere al protagonista del film precedente, ma più timido e impacciato. Il titolo del film è un riferimento sia al troppo tempo trascorso dal film precedente, ma anche ai diversi tempi dell’amore nei rapporti di coppia.

Poi arriva il meraviglioso Non ci resta che piangere con Roberto Benigni, un grande successo di pubblico anche se non di critica.

Poi ha girato Le vie del Signore sono finite, ambientato durante il periodo fascista e poi collaborò come attore con Ettore Scola in tre film, i primi due con Marcello Mastroianni, Splendor (1988), in cui è proiezionista di un cinema prossimo alla chiusura e Che ora è? (1989), sui rapporti conflittuali tra padre e figlio; e, infine Il viaggio di Capitan Fracassa.

L’ultima regia di Troisi, dove è anche sceneggiatore e protagonista, è quella di Pensavo fosse amore… invece era un calesse del 1991, con Francesca Neri e Marco Messeri.

Infine l’ultimo film, Il Postino, un capolavoro dolce e indimenticabile, penetrante come una poesia di Neruda, un film che rimane nel cuore e che esprime tanta malinconia.

A Massimo Troisi dovremmo dire “Grazie” :per le risate, per il buonumore, per la simpatia, per la cultura, per la bellezza del suo accento, per la signorilità delle sue interpretazioni e per quello che ci ha regalato di sè.

Una poesia di Roberto Benigni.

A Massimo Troisi

Non so cosa teneva “dint’a capa”,

intelligente, generoso, scaltro,

per lui non vale il detto che è del Papa,

morto un Troisi non se ne fa un altro.

Morto Troisi muore la segreta

arte di quella dolce tarantella,

ciò che Moravia disse del Poeta

io lo ridico per un Pulcinella.

La gioia di bagnarsi in quel diluvio

di “jamm, o’ saccio, ‘naggia, oilloc, azz!”

era come parlare col Vesuvio, era come ascoltare del buon Jazz.

“Non si capisce”, urlavano sicuri,

“questo Troisi se ne resti al Sud!”

Adesso lo capiscono i canguri,

gli Indiani e i miliardari di Holliwood!

Con lui ho capito tutta la bellezza

di Napoli, la gente, il suo destino,

e non m’ha mai parlato della pizza,

e non m’ha mai suonato il mandolino.

O Massimino io ti tengo in serbo

fra ciò che il mondo dona di più caro,

ha fatto più miracoli il tuo verbo

di quello dell’amato San Gennaro

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