11/09: Molto forte, incredibilmente vicino

141826La tragedia dell’11 settembre 2001 è un fatto così reale e drammatico che sembra davvero tutto un film, una cosa così tragica, così assurda da non sembrare vera.

Sono passati 12 anni, prima di riuscire a parlarne è stato necessario elaborare lo sgomento, l’incredulità, il dolore. Poi la rabbia, la rielaborazione, il tentativo di capire i perché. Infine il cinema ha cercato di raccontare, analizzare ed esplorare sotto varie forme l’attentato che più ha colpito il cuore ed gli occhi del mondo occidentale.

Prima ci sono stati i film documentario, quelli ci hanno raccontato la tragedia attraverso11 settembre le mosse degli attentatori, poi attraverso le azioni eroiche dei pompieri e delle persone comuni che erano lì: parlo di 11 settembre 2001, Fahrenheit 9/11,  United 93, World Trade Center, Loose Change e una rilettura italiana, Zero – Inchiesta sull’11 settembre.

Poi ci sono state riletture cinematografiche che non raccontano direttamente gli avvenimenti, ma ne affrontano nelle maniere più disparate i riflessi, il cambiamento emozionale e culturale vissuto, la crescente diffidenza del mondo occidentale, la tensione sempre più deflagrante verso la realtà araba: alcuni esempi sono L’ospite inatteso(2008) di Thomas McCarthy, Il mio nome è Khan (2010) di Karan Johar, Four Lions (2011) di Christopher Morris.

Adesso ritroviamo sia in telefilm che nei film un nuovo filone narrativo, una corrente più personale, che ci racconta delle persone che erano  nel palazzo e delle famiglie che hanno subito una perdita straziante e assurda: mi riferisco a Touch, il telefilm del bimbo autistico che perde la mamma nel crollo delle torri e al film, presentato a Berlino nel 2012, tratto dal romanzo di  Jonathan Safran Foer e pubblicato nel 2005, Molto forte, incredibilmente vicino (Extremely Loud and Incredibly Close).

Molto forte, incredibilmente vicino

Molto forte, incredibilmente vicino racconta di Oskar Schell, ragazzino di 9 anni che ci conduce nelle strade di New York alla ricerca di qualcosa da aprire con una chiave: è la chiave trovata per caso nel magazzino del papà, la cui tragica scomparsa negli attentati dell’11 settembre lo ha segnato profondamente. La storia si compone delle persone che circodano Oskar: sua madre, suo nonno e sua nonna, una serie di persone che cognome fanno Blake e potrebbero essere i destinatati della chiave di suo padre. La ricerca di Oskar è accompagnata anche dalle immagini che egli cattura con la sua macchina fotografica, le quali ci consentono di vedere il mondo attraverso i suoi occhi. Thomas Horn, piccolo max-von-sydow-in-molto-forte-incredibilmente-vicinointerprete di Oskar, è accompagnato da tre grandi attori: Max Von Sidow, spettacolare anche se nel film non spiccica una parola, che si rivelerà suo nonno, da anni spettatore delle vita del figlio e del nipote, con la costante paura di perdere la famiglia, al punto di lasciarla. Poi vediamo Tom Hanks, il papà di Oskar, raccontato attraverso i flashback del ragazzo, una figura determinante e importante, la cui perdita fa perdere il senso della vita ad Oskar. Infine Sandra Bullock, una mamma addolorata, che sembra ignara della ricerca del figlio, ma che in realtà lo segue passo passo, in una maniera commovente e toccante, poiché sono uniti da un grande dolore.

Molto forte, incredibilmente vicino non è sicuramente un capolavoro poiché ha unaimages (8) narrazione piuttosto lenta e un po’ faticosa, una visione confusa e poco fluida della realtà, che ci fa capire lo stato d’animo di Oskar, ma che rende il film non facile da seguire, ma del resto è una storia introspettiva e drammatica. Diciamo che la pellicola risente della matrice letteraria che obbliga lo spettatore ad immergersi in un viaggio in cui i dati della realtà (come i luoghi che Oskar visita nelle sue peregrinazioni) si mescolano in una logica emotiva che riesce ad esplodere davvero solo nella parte finale.

Il film è un viaggio affascinante, doloroso, catartico alla ricerca di un senso da dare alla sua perdita, a partire dalla misteriosa chiave che forse può aprire non solo un lucchetto, ma soprattutto un passaggio verso chi non c’è più. Una pellicola commovente, toccante, personale, umana, drammatica, purtroppo vera, ma ovviamente a volte ripetitiva e in alcuni momenti ermetica poiché i sentimenti non sono sempre facili da esprimere e interpretare.

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