Grand Budapest Hotel

grand-budapest hotel andersonGrand Budapest Hotel è un film del 2014 scritto, diretto e co-prodotto da Wes Anderson, ispirato alle opere di Stefan Zweig.

Il film è stato scelto come Film d’apertura della 64ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino, aggiudicandosi il Gran premio della giuria e, durante gli Oscar 2015, è stato premiato con 4 statuette per i migliori costumi (Milena Canonero), migliore colonna sonora (Alexandre Desplat), miglior trucco e acconciature (Frances Hannon e Mark Coulier) e miglior production design (Adam Stockhausen e Anna Pinnock).

Il film si apre ai giorni nostri con una ragazza che va a depositare la chiave dell’albergo in cui presumibilmente lavora sul monumento allo scrittore (Jude Law), autore del celebre romanzo Grand Hotel Budapest. Un primo flashback ci mostra lo scrittore che, durante un docugrandbudapest1mentario, racconta di come arrivò a scrivere il suo capolavoro; da qui parte un secondo flashback che catapulta la storia nel 1968, quando, tra le montagne dell’immaginaria Repubblica di Zubrowka, dove si trova appunto il Grand Budapest Hotel. Qui lo scrittore fa la conoscenza del padrone, un vecchio di nome Zero Moustafa, che lo invita a cena con la promessa di raccontargli la sua esperienza all’albergo prima di diventarne proprietario.

Attraverso un terzo flahback, la vicenda si sposta nel 1932, quando il Grand Budapest è in pieno splendore ed è frequentato dalla decadente nobiltà europea. Il concierge è Monsieur Gustave H. (Ralph Fiennes), un uomo di mezza età eccentrico, orgoglioso, raffinato e amante delle poesie, che intrattiene una moltitudine di relazioni con varie clienti, tra cui la proprietaria dell’hotel,  Madame D. GRAND BUDAPEST HOTEL_c371.JPGLa morte di quest’ultima porta Monsieur Gustave e il suo giovane protetto Zero all’apertura del testamento, in cui gli viene lasciato un dipinto. Intorno a questo dipinto si crea un vero e proprio intrigo, legato all’assegnazione del consistente patrimonio, che porterà Monsieur Gustave in carcere e Zero, con la sua fidanzata Agatha, ad aiutarlo nella fuga, fino all’epilogo in cui si troverà il vero testamento e il concierge diventerà l’erede universale e proprietario del Grand Budapest Hotel, che poi lascerà al suo protetto.

Questo film di Wes Anderson è dedicato a Stefan Zweig, scrittore austriaco tra i più universalmente noti tra gli anni Venti e Trenta, che, nel 1933, si vide bruciare dai nazisti ciò che aveva scritto. È alle sue opere che il regista ha dichiarato di ispirarsi per questo ennesimo viaggio in un mondo tanto immaginario quanto affollato di riferimenti alla realtà. Il regista cambia tre volte il formato della proiezione, fino ad utilizzare l’academy ratio, che è stata quella della storia del cinema classico fino The Grand Budapest Hotel - 64th Berlin Film Festivala quando arrivarono il CinemaScope e il VistaVision. Tale particolare rivela il riferimento alle opere dei Lubitsch e dei Wilder, presentando il suo ormai classico caleidoscopio di situazioni e di attori: difatti nella pellicola troviamo un impassibile Bill Murray ed un compassato Owen Williams, oltre ai protagonisti Ralph Fiennes e Murray Abraham, passando per l’esordiente Tony Revolori che non solo si carica del ruolo di coprotagonista ma finisce con il rappresentare l’immigrato costantemente nel mirino di tutti i razzismi. 

Anderson ci fa sorridere grazie alle innumerevoli avventure a cui sottopone i suoi protagonisti, stile Chaplin de Il grande dittatore e il già citato Lubitsch. Ma questo aspetto ludico accentua sia la riflessione su quelle frontiere che troppo a lungo in Europa hanno costituito punti di non ritorno per decine di migliaia di persone, sia sull’arte del narrare, un’arte che può permettersi di parlare della realtà utilizzando quanto di meno realistico si possa pensare. Se si pensa alle innumerevoli stanze del Grand Budapest Hotel, esse sono tante quanti sono i personaggi che le abitano o vi entrano anche solo per un’inquadratura.

The-Grand-Budapest-Hotel-Wes-Anderson-01-personnagesDa notare il cast stellare: non solo Ralph Fiennes, Bill Murray, Saoirse Ronan, Tony Revolori, Jude Law, Owen Wilson, ma anche Tilda Swinton, Willem Dafoe, F. Murray Abraham, Adrien Brody, Léa Seydoux, Edward Norton, Harvey Keitel, Tom Wilkinson,Bob Balaban, Florian Lukas, Mathieu Amalric, Jeff Goldblum, Jason Schwartzman.

Ultima osservazione su perchè il film piace: Grand Budapest Hotel è fedele allo stile di Anderson nel suo cartonato, nei morbidi colori pastello, nella modulazione delle pagine e, soprattutto, nei suoi personaggi assurdi e compassati, la cui normalità rappresenta pazzia per noi poveri mortali spettatori.

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